
Diario di viaggio: Islanda – Febbraio 2026
Dove finisce la Jokursarlon, incomincia Diamond Beach. In pratica gli iceberg the si staccano dal ghiacciaio e che riempiono la laguna di Jokursalon vengono spinti dalle onde del mare sulla spiaggia nera creando un effetto scenico spettacolare. L’abbiamo visitata in un freddo pomeriggio di febbraio con la temperatura abbondantemente sotto lo zero e con quella percepita che si aggirava intorno ai -20 gradi.
Il vero nome della spiaggia e’ “Breidamerkursandur” ed ovviamente, nonostante il nome con cui e’ conosciuta, non contiene alcun diamante. Il nome deriva dal fatto che i pezzi di ghiaccio depositati sulla spiaggia sono talmente luccicanti alla luce del sole da sembrare delle pietre preziose. Ovviamente la spiaggia e’ diventata uno dei luoghi piu’ fotografati di tutta l’Islanda.
Il motivo per cui si è formata questa spiaggia risiede nelle caratteristiche della Jokursarlon. Infatti lo specchio d’acqua davanti al ghiacciaio e’ molto profondo (circa 250metri) e questo permette la formazione di Iceberg grandi. Per questo durante il tragitto dal ghiacciaio al mare aperto i pezzi di ghiaccio rimangono sufficientemente grandi da essere depositati sulla spiaggia. La spiaggia e’ una delle tante spiagge nere dell’Islanda, formata da rocce basaltiche.
Cosa abbiamo imparato a Diamond Beach?
Iceberg: E’ un pezzo di ghiaccio che si e’ staccato da un ghiacciaio o da una piattaforma di ghiaccio e che galleggia libero nel mare. Il termine e’ di origine olandese (montagna = berg; ghiaccio = ijs”). Si tratta infatti di una vera montagna di ghiaccio in cui solo la superficie e’ visibile; si stima infatti che solo il 10% del volume di un iceberg e’ fuori dall’acqua. Galleggia a causa delle bassa densità del ghiaccio puro, nettamente inferiore a quella dell’acqua di mare. Si definiscono iceberg i pezzi di ghiaccio di almeno 5 metri di altezza e 15 di lunghezza (per dimensioni minori si parla di Growler o Bergy Bit). L’iceberg piu’ famoso della storia e’ ovviamente quello che ha causato nel 1912 l’affondamento del Titanic.
Temperatura percepita: Si tratta non della temperatura registrata dai termometri, ma di quella percepita dagli essere umani. E’ una combinazione della temperatura misurata, del vento, dell’umidità. Fu introdotta per la prima volta nel 1984 da Robert Stedadman, Viene solitamente usata per ambienti esterni, ma ad esempio viene usata per le temperature percepite nelle saune.

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