
Diario di viaggio: Giappone – Ottobre 2025
Harajuku e’ forse il quartiere piu’ strano di quelli che abbiamo visitato a Tokyo. Difficile dire se ci e’ piaciuto o meno, ma sicuramente va visto. E’ il centro della cultura e della moda giovanile. E’ qui che si trovano i locali di moda che fanno tendenza, con negozi che definire stravaganti e’ poco. Qui si incontrano tanti giovani vestiti in modo che ci ricordano fumetti Manga, con acconciature stranissime e molto colorate. Le strade sono strette piene di negozi e di cafe’.
Il centro del quartiere e’ Takeshita Street che parte proprio di fronte alla Stazione di Harajuku.
Ci perdiamo anche noi nei negozi di vestiti usati, negozi vintage. C’è’ tantissima gente, musica da ogni negozio che sembra facciano a gara chi alza di piu’ il volume.
Ci sono caffe’ con animali di tutti i tipi: sono cafe’ in cui gli animali sono liberi e con cui si può giocare (molte associazioni animaliste sono contrarie a questi “theme cafe’” perché fanno sfruttano gli animali): non siamo entrati ma abbiamo visto cafe’ con gufi, conigli, porcellini, iguana, pinguini.
Ma il vero spettacolo di Harajuku sono le persone, i ragazzi vestiti secondo la cultura Kawaii che qui e’ una specie di religione.
L’altra “attrazione” e’ il cibo di Harajuku, volutamente strano e ridicolo, dalle tornado potatoes lunghissime al famosissimo Rainbow Cheese Toast, diventato una specie di simbolo di Harajuku.
Cosa abbiamo imparato a Harajuku?
Kawaii: Associato spesso alla moda e’ di fatto un fenomeno culturale giapponese che promuove la gentilezza, l’essere carini nel senso dei cartoni animati giapponesi. Una “cosa” Kawaii non e’ solo carina, deve essere buffa, infantile, di color pastello. Si riferisce non solo a persone ma anche a gadget e modi di fare. Anche se questo “modo di pensare” e’ molto antico, il boom e’ avvenuto a partire dagli anni 70. Ben presto divenne una occasione di marketing e il personaggio piu’ famoso e’ stato Hello Kitty, creato dalla compagnia Sanrio. Il successo di Hello Kitty apri’ la strada ad un nuovo mercato, anche i Pokemon, ad esempio, sono riconducibili alla cultura Kawaii. I vestiti delle ragazze ai maid cafe’ di Akihabara sono un esempio di abbigliamento Kawaii.
Vintage: Il termine si usa per indicare cose appartenenti ad un epoca passata ma che hanno ancora un valore. Per essere definito “vintage” il prodotto deve essere prodotto almeno 20 prima; il termine deriva proprio dal francese vint (venti) e age (anni). Negli ultimi anni ha assunto anche un connotato di valore, ossia non tutti i prodotti vecchi sono “vintage” ma lo sono quelli che vengono considerati di “culto” per il design, per i prodotti usati o per chi li ha usati. Il “vintage” esplose negli anni 60/70 con la cultura hippy, con lo scopo di distinguersi dalle classi piu’ ricche della società’.

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