
Poco prima di arrivare a Vik (se si arriva da Reykjavik, come nel nostro caso), con una piccola deviazione si va a vedere la spiaggia di Reynisfjara, una delle attrazioni principali dell’Islanda meridionale, per la sua sabbia nera, la grotta di Halsanefshellir circondata dalle colonne di basalto e le rocce che spuntano dal mare. Un mare che e’ sempre mosso e con onde violente che si infrangono sulla sabbia, tanto che la spiaggia e’ considerata tra le più pericolose. La sua pericolosità dipende dal fatto che e’ completamente aperta sull’Oceano Atlantico settentrionale dove ci sono onde particolarmente forti e violente. In particolare la zona e’ famosa per le temute “Sneaker Waves”. Per questo sono stati disposti dei segnali luminosi per determinare il fattore di rischio e impedire ai turisti di avvicinarsi troppo in caso di pericolo.
Cosa abbiamo imparato a Reynisfiara Beach?
Sneaker Waves: Sono delle onde significativamente più grandi delle altre che tendono quindi ad arrivare più in profondità, raggiungendo punti della spiaggia che le altre onde non toccano. Si chiamano sneaker proprio perché compaiono all’improvviso e la distanza tra una onda e l’altra non e’ prevedibile, cogliendo quindi di sorpresa le persone. La causa e’ da ricercare nel tipo di terreno sotto il mare. Come in altri posti del mondo (forse il più’ famoso e’ a Nazaré in Portogallo), anche qui il fondale ha uno scalino molto ripido proprio vicino alla costa, questo comporta che in particolari condizioni le onde crescano improvvisamente raggiungendo anche alcuni metri di altezza. Contrariamente a quello che si pensa, queste onde possono formarsi anche con mare calmo.
Spiaggia nera: La spiaggia di Reynisfiara e’ completamente nera. Non e’ l’unica in Islanda e neanche nel mondo (anche in Italia ce ne sono, per esempio nell’Isola di Vulcano). Si trovano in prossimità di vulcani e si sono formati dall’interazione tra la lava calda eruttata dal vulcano e l’acqua fredda del mare. Quando la lava calda incontra la massa fredda del mare si formano delle espolosioni che “distruggono” la lava e producono sedimenti vulcanici. L’erosione poi causa la progressiva “distruzione” di questi sedimenti che nel corso dei millenni diventano minuscoli granelli di sabbia. In alcuni casi le spiagge nere, oltre che ceneri vulcaniche contengono anche magnetite, un materiale ferroso che aiuta a conferire il colore scuro.

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