Playa Balandra (La Paz, Messico)

Diario di viaggio: Messico 2007

Questo racconto e’ basato sul nostro diario di viaggio originale del 2007. Dal 2008, Playa Balanda e’ un’area protetta naturale (gestita da CONANP) per preservare il delicato equilibrio di dune, mangrovie e fauna marina. Il numero di visitatori e’ limitato a 450 persone al giorno per ogni turno (uno al mattino ed uno al pomeriggio)

E’ a ragione considerata una delle spiagge piu’ belle del mondo, tanto da farla sembrare una piscina naturale. La ragione risale nel suo fondale particolarmente basso e nella sabbia bianca. Il mare e’ particolarmente calmo dato che e’ protetto sia all’Isla Espiritu Santo che dal promontorio che termina con la spiaggia del Tecolote. In questo modo molte poche correnti raggiungono la spiaggia e non muovo la sabbia. Questo ambiente ha anche permesso la crescita di mangrovie che fungono da barriera naturale stabilizzando ancora di piu’ la costa.
La spiaggia si trova in una regione desertica e il contrasto tra l’azzurro chiaro dell’acqua ed il colore ocra della terra desertica e i cactus rendono il panorama mozzafiato.
La forma della Playa Balanda e’ a “ventaglio” o a dita ed e’ la conseguenza di una erosione differenziata. Si possono distinguere due parti della baia, la prima visibile dal parcheggio e la seconda invece raggiungibile solo a piedi, camminando nell’acqua. Alla fine della “seconda” parte si trova una “fungo” di roccia soprannominato El Hongo, che crollò anni fa per l’incuria di alcuni turisti ma che venne poi restaurato creando una struttura di supporto interna.
Siamo praticamente da soli ed e’ un angolo vero di paradiso. Dalla spiaggia vediamo pellicani continuare a pescare tuffandosi in acqua e sulle colline circostanti, tra i cactus si vedono le tracce di serpenti a sonagli (che fortunatamente non abbiamo visto!)

Cosa abbiamo imparato a Playa Balandra?

Erosione differenziata: Si basa fondamentalmente su una regola semplice: la natura non consuma tutto alla stessa velocità. L’erosione e’ causa da acqua, vento, sale e quando colpisce una struttura rocciosa composta da materiali differenti (alcuni piu’ duri, altri piu’ teneri), il risultato può essere differente. Gli strati teneri sono i primi a cedere, mente gli strati piu’ duri necessitano di un tempo di erosione sensibilmente maggiore. E’ cosi’ che si formano le calette (o la forma a dita di Playa Balandra). Le onde scavano delle rientranze (le baie) sfruttando la debolezza delle rocce piu’ tenere mentre i promontori che sono fatti di roccia molto piu’ dura resistono. Allo stesso modo il Fungo “El Hongo” si e’ formato, con la parte superiore formata di una roccia nettamente piu’ dura di quella inferiore.

Pellicano: Quelli che abbiamo visto a Playa Balandra sono i pellicani bruni, gli unici che si tuffano in picchiata da grandi altezze per catturare i pesci. La caratteristica principale di questi uccelli e’ la sacca golare, una sacca di pelle elastica posizionata sotto il becco che funziona come una rete da pesca. Il pellicano può’ raccogliere fino a 11 litri d’acqua che fa poi defluire dai bordi del becco trattenendo i pesci. Scendendo in picchiata raggiungono i 60km/h ma sotto pelle hanno una rete di piccole sacche d’aria interne che si gonfiano prima dell’impatto con l’acqua lavorando come una specie di air-bag e permettendogli di galleggiare anche quando sono appesantiti dal carico di acqua.


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